Memento

Memento guardare al futuro … pensando al passato

Guardare al futuro non significa cancellare il passato: a volte un salto in avanti richiede una rincorsa lunga, che viene da lontano. La storia ancora ci parla, riaffiora nella nostra memoria quando meno ce l’aspettiamo e lascia traccia indelebile nei nostri ricordi. Ecco perché “Memento”.
Una porta laccata che ammicca alla contemporaneità, ma nasconde un’anima lignea che emerge, stratificata nella sua sezione, come un ricordo che riaffiora a poco a poco e sembra voler sussurrare racconti antichi. Forse vorrebbe svelare segreti rimasti intrappolati in chissà quale stanza e poi arrivati a lei, ultimo confine che li ha chiusi per sempre dietro (e dentro) di sé.“Memento” si apre su un ambiente piccolo, grande, colorato, bianchissimo, serio, spiritoso, sfacciato, elegante, minimale o barocco, ma forse, ogni volta, si apre su un mondo che riecheggia nella nostra mente. Un mondo vissuto o solo immaginato.
Un mondo che sempre ci accompagna, eredità di quella cultura – prossima e remota – a cui siamo debitori come civiltà, come uomini, come progettisti. E che, come sempre, basta “scavare” un po’ per ritrovare. Ecco dunque, possiamo lasciarci trasportare in questo viaggio nella storia, tra suggestioni di epoche tra loro lontanissime per stili, decori, gusti e materiali, ma ora apparentemente tutte così prossime a noi. Quasi felici di poter essere sfiorate, quasi… a portata di mano. “Memento” affianca questa matrice storica con una veste minimalista che si declina nella scelta della finitura (laccata), del colore (bianco), come nella smaterializzazione della maniglia (trasparente e formalmente neutra, un elemento “muto” che assecondi il racconto che già proviene dalla porta).
Dietro la facciata minimalista riaffiora un suggestivo racconto storico. Sotto la contemporaneità “superficiale” emerge la traccia di un passato più o meno lontano. Basta però girare la porta perché i termini si capovolgano e, di nuovo, passato e presente mischino le loro carte: il fronte e il retro della porta dialogano tra loro e loro con noi. La stratificazione che si legge sul fronte come sovrapposizione di materiali, colori e significati reconditi anticipa materiali, colori e significati che si troveranno poi sul retro. Quasi che il lato anteriore annunci al visitatore ignaro il suo lato posteriore, come se lo volesse avvertire del carattere di quell’ambiente in cui sta per entrare, in un richiamo diretto – simbolico e allusivo, ma evidente – tra le due diverse facce della stessa porta.
Qui, davvero, quello che tradizionalmente è soglia e confine riesce a farsi filtro, mettendo in comunicazione anche due interni dall’anima differente, due locali caratterizzati da uno spirito proprio, facendoli interagire. Sul retro il cromatismo e la matericità appena accennati sul fronte invadono l’intera porta, mentre la maniglia – pur mantenendo lo stesso linguaggio formale della sua corrispondente – riconquista corposità. Si propone così una porta con infinite varianti “già a catalogo”: è il “catalogo della storia”, riserva illimitata per reinterpretazioni che non fuggono dalla contemporaneità, ma vogliono farsi espressione della sua complessità, della sua stratificazione. Tutte queste infinite varianti sono ottenibili grazie a semplicissimi accorgimenti tecnici – piccoli interventi che non modificano la struttura né i dettagli esecutivi delle porte Dilà con telaio telescopico – ma ne modificano in modo essenziale la percezione e la coscienza.

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