s’OGGETTIVA

Stanze di zero o forse 100 mq. Qualche volta, per caso, anche di 9. È un enorme corridoio, una rivisitazione moderna dei tradizionali appartamenti, o forse una rivisitazione antica dei moderni loft. E’ quello che appare, o che vuoi far apparire. Uno spazio per perdersi e poi ritrovarsi, in cui è impossibile perdersi e non trovarsi.

Per lasciare alle persone la libertà di comporre i propri spazi proponiamo delle possibilità d’uso, in un nuovo modello di abitare che richiama, rivisitata in chiave moderna, la tradizionale casa giapponese (in cui il corridoio rappresentava lo spazio centrale da suddividere con pannelli traslucidi in ambienti più piccoli – in una concezione del “privato” suggestiva, intimistica, emotiva, non solo pratica). Una casa in cui l’attenzione per gli aspetti percettivi si rifletteva in spazi delicati e “psicologici”.
Così proponiamo una casa studiata sul vuoto che si “anima”, su un abitare emotivo. E’ un “vuoto pulsante”, che si dilata e si contrae a piacimento degli abitanti: ambienti aggettanti, che appaiono talvolta come piccole logge, altre volte come ampi balconi, si ritraggono a comando (scorrendo su binari) per andare a ridefinire lo spazio interno della casa. Traslano, ruotano secondo le più diverse angolazioni, traslano di nuovo. Definiscono stanze di dimensioni e orientamenti sempre diversi, a seconda delle necessità del momento. Seguono il sole… o lo rifuggono. Con semplici movimenti la casa così si allarga o si restringe. Si apre verso l’esterno o si chiude. Si affaccia sul mondo o si ritrae nel proprio privato. Si svuota o si riempie: lo spazio interno si libera completamente o viene suddiviso in ambienti più piccoli. Ancora più piccoli. O semplicemente in due parti.
Sono gli spazi del privato e dell’intimità che si intersecano, entrano o vengono espulsi dall’abitazione.
La “casa emotiva” nasce così con pezzi di cielo che entrano nell’abitazione, verde che scende, pareti multiuso, finestre che diventano schermi per proiezioni ed interni che diventano esterni, giochi di luce sempre diversi…
Colori e paesaggi entrano nell’abitazione mutevolmente: a volte è la casa che si protende verso il paesaggio, altre volte è il paesaggio che appena si insinua o entra con prepotenza nella casa; in un continuo plasmare il rapporto reciproco tra spazi aperti e spazi chiusi, ma anche tra spazi all’aperto e spazi al chiuso.
Infine, in un contesto moderno che vede il Giappone porsi come una potenza economica in cui l’Alta Tecnologia è sviluppata prepotentemente, il progetto non trascura il ricorso alle tecnologie digitali – di cui sfrutta le potenzialità più innovative. Proponiamo così schermi interagenti con le persone, secondo le tendenze più avanzate dell’architettura contemporanea d’avanguardia.

Connecting people

Con il progetto proponiamo un’ipotesi di abitare, volutamente impostata sulla valorizzazione delle relazioni interpersonali – che si riflettono fortemente anche nelle scelte spaziali, sia per quanto riguarda l’aggregazione delle abitazioni sia negli interni della singola cellula.

Per questo parliamo di “Connecting People” (anche controtendenza rispetto alle pratiche dell’abitare contemporaneo, ma proprio per proporre una soluzione ai problemi che esso comporta): alla riscoperta di un abitare che riconosce la portata innovativa e positiva della “Rete”, ma invita a non sottovalutare l’importanza di sentirsi parte di una “rete” di vicinato.

Connecting people è così un riscoprire/valorizzare i rapporti tra i familiari, tra i vicini casa, tra gli abitanti di un aggregazione, oltre che tra gli “abitanti del mondo”.

Relazioni che possono rendere l’abitare più vivo, attivo, stimolante. Relazioni che non devono invadere la sfera del privato, ma possono motivarla e suggestionarla. Per alleviare la solitudine del bambino, per incoraggiare la socializzazione dei genitori, per creare una comunità in cui i legami sono forti e solidali – in una società che, invece, enfatizza il privato, amplifica le divisioni e porta all’isolamento.

Area di progetto

Questa ipotesi di abitare ha portato a definire un prototipo di abitazione che si può adattare a diverse situazioni ambientali e può essere collocato in diverse aree: nella città andrebbe a costituire una soluzione aggregativa innovativa, fuori dalla città si porrebbe invece come nucleo autoreferenziale-autosufficiente; prevedendo già al suo interno luoghi per lo sport, il relax, la festa, il gioco; servizi commerciali e di ristorazione.

Un vicinato intimo

Le relazioni tra i vicini si instaurano attraverso pareti in comune ineditamente attrezzate: sono pareti che congelano o fanno condividere momenti di storia quotidiana, in una formalizzazione dei rapporti di vicinato che permette di intravedere le persone attraverso le loro forme di vita. Sono muri che “occultano” i mobili che all’occorrenza possono emergere dai lati; sono librerie in comune tra più appartamenti che rendono il rapporto con i vicini più attivo, inaspettato, proficuo, interessante …
Le relazioni tra gli abitanti sono invece amplificate offrendo loro spazi inaspettati intramezzati alle residenze che offrono occasioni di incontro a portata di mano per chi le voglia vivere, in una sorta di villaggio moderno.
Sono campi da bocce, campi da golf, campi da basket, campi di carote …. bar, piscine, palestre all’aperto per fare Tai-Chi insieme …. parchi gioco per i bimbi, parchi gioco per gli adulti e giardini per tutti … spiaggia a portata di tintarella …per scoprire che anche “sotto l’asfalto c’è la sabbia”.

Una “casa per tutti”

L’abitazione diventa davvero una casa “per tutti”, che cioè tutti i membri della famiglia sentono come propria, perché assume come struttura portante un carattere camaleontico di gioiosa flessibilità.
Esigenze diverse per ogni fase della vita, esigenze diverse per ogni singolo individuo, desideri di oggi che non collimano con quelli di domani non rappresentano più vincoli che rendono la propria casa estranea, ma offrono l’occasione per creare una casa nuova, diversa, realmente affine alla persona che la abita.
Una casa a specchio dell’Io che la vive, nel momento stesso in cui l’Io la vive.
Il tradizionale limite della casa si fa infatti carico delle funzioni di vita e permette di utilizzare liberamente lo spazio; le pareti diventano un contenitore di cose, di azioni, di funzioni in comune e di altre congelate, non solo un contenitore di ambienti.

La casa vive sui suoi confini e la flessibilità da concetto diventa stile, offrendo la possibilità di cambiare non solo una posizione quanto la percezione di un intero ambiente.

Mutevole sia nella posizione degli arredi che nella distribuzione interna, l’abitazione rispetta il desiderio del bambino che vuole giocare a palla, a bocce o a volano… come in una grande palestra solo per lui; ma soddisfa anche le necessità dei genitori, che vi possono organizzare cene, feste, proiezioni… in uno spazio completamente libero che si adatta ad ogni più fantasiosa richiesta.
Una casa infinita in cui ognuno declini una parola che si “allarghi” in una stanza.

La piazza della famiglia

L’intera casa è vissuta come una grande piazza – la “piazza della famiglia”, o “Cultural kitchen” – in cui i genitori e il figlio si incontrano, si relazionano, condividono esperienze. Forse imparano a conoscersi. E la “piazza”, nell’accezione di spazio libero comune a tutta la famiglia, accoglie con flessibilità gli spazi del privato.
Si “svuota” per giochi, cene, feste, proiezioni; o si “riempie” accogliendo un paesaggio di micro-ambienti: per il lavoro, per le confessioni più intime, per lo studio o semplicemente per un gioco più misterioso…
L’abitazione asseconda così ogni più diversa esigenza – funzionale, percettiva ed emozionale – dei suoi abitanti; diventa un contenitore flessibile e adattabile che rivela tra le sue pieghe un fermento di sentimenti.

La stanza digitale

Una casa digitale e sensoriale, basata su schermi LCD e pellicole di proiezione HOLOPRO che ridefiniscono con suoni, colori e simulazioni tridimensionali la percezione di un’intera stanza – a volta dell’intera casa.
Se le pareti-schermo (traslabili e ruotabili) sono posizionate internamente alla cellula abitativa si prestano per molteplici usi, creano “scenari” anche imprevisti, conducono gli abitanti in viaggi fantastici o li guidano in attività quotidiane.
Se invece sono mantenute in posizione appartata, possono a tutti gli effetti configurare una ”creative room” in cui il bambino può imparare giocando, relazionandosi con le pareti in modo interattivo. E’ a tutti gli effetti una stanza digitale; uno spazio per l’apprendimento totale non solo perché sugli schermi si possono captare passivamente informazioni, ma perché le pareti digitali – provviste di touch screen – si interfacciano attivamente con il bambino e ne assecondano i movimenti, le domande, i giochi.

Reale e virtuale

L’abitazione gioca sul rapporto tra reale e virtuale connettendo i suoi abitanti alla Rete, ma anche ponendo in relazione diretta le due pareti con schermi LCD e la finestra con pellicola HOLOPRO.
Gli schermi LCD a tutta altezza infatti, confrontandosi con la finestra centrale, possono determinare una dimensione sospesa in cui il reale si fonde a volte con il virtuale, in un gioco sorprendente e piacevolmente destabilizzante.
Sono paesaggi invernali a lato, è un paesaggio estivo al centro; a volte sono solo temporalmente sfalsati – al limite è lo stesso paesaggio che si estende con continuità…
Sia le pareti-schermo che la finestra-holopro possono poi regalare una visione collettiva che coinvolge tutta la famiglia, in una sorta di home theatre; se sono orientate verso la zona-cucina un cuoco potrebbe dialogare interattivamente con i genitori e fornire loro via internet una nuova ricetta, mentre dall’altro lato un maestro potrebbe seguire il bambino nei suoi compiti pomeridiani. O ancora il campione di tennis potrebbe ispirare all’atleta in erba colpi spettacolari da provare in casa, fortunatamente vuota…

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